da Antonio Pompili » martedì 13 settembre 2011, 23:51
Mi pare che in qualche discussione del passato avessimo già parlato di questo stemma. Anche se ad una veloce ricerca non son riuscito a risalirvi.
Comunque penso che la croce noderosa possa essere un richiamo molto diretto alla tematica biblica dell'albero della vita del quale all'uomo venne negato l'accesso dopo il peccato delle origini e dopo la sua conquistata conoscenza del bene e del male. In quello stesso contesto ritroviamo l'immagine della spada (letteral. nel testo ebraico: "la fiamma della spada che s'abbatte sulla terra") posta a custodia della strada che conduceva all'albero (Gn 3,22-24). Con l'Inquisizione di custodia stiamo parlando: custodia della retta dottrina, discernimento di ciò che era bene conoscere, perchè attinente alle Verità rivelate o da esse derivante, e ciò che invece andava rifiutato...
L'immagine dell'albero della vita è ripresa nel Nuovo Testamento in diversi passi, sotto diverse prospettive teologiche, ecclesiologiche ed escatologiche.
Un'immagine che potrebbe far da sfondo simbolico allo stemma dell'Inquisizione è a mio avviso quella offertaci dal Quarto Vangelo, dove di parla della vera vite, e della potatura (in concreto il taglio) dei tralci: quelli fruttuosi perchè portino più frutto, quelli infruttuosi perchè siano tolti (Gv 15,1-2). La discriminante, in Giovanni, è sempre la fede.
Anche se il ramo di ulivo mi fa pensare a un possibile riferimento a Rom 11,16-24, dove si parla del taglio di alcuni rami di tale albero (simbolo del popolo eletto) e dell'innesto di altri provenienti da un "oleastro" (i pagani). Paolo dice chiaramente che si può restare innestati sull'albero in ragione della fede, il che deve portare il credente a considerare insieme la severità e la bontà di Dio, per rimanere fedele. Se calcoliamo che la spada è emblema di San Paolo... beh, i conti mi sembrano tornare soprattutto qui.
In conclusione, come spesso accade con simboli religiosi che entrano in emblemi e stemmi, l'originario sfondo biblico e teologico può essere molto vario. E, in assenza di chiare documentazioni circa le motivazioni dell'iniziale scelta compositivo-simbolica, è difficile optare per una interpretazione in maniera univoca e definitiva.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)