Alessandro Pontoglio-Bina, nel documento
Lo stemma di Brescia (Archivio Storico Lombardo, a. CXXI, 1995, ser. XII, II) parla proprio di questo stemma alla pagina 320.
Intanto riporto quanto google libri mi ha permesso di ottenere:
[...] Giungiamo più avanti di circa un secolo, e troviamo un altro celebre stemma quattrocentesco attribuito al Comune, che è pur esso manifestamente gentilizio. Si è parlato di “matrimonio” di Brescia con Pandolfo Malatesta con tale convinzione, che se ne è voluto pure trovare il simbolo in una lunetta marmorea di buona fattura, conservata nel Museo Cristiano di Brescia (che purtroppo non si sa donde provenga); essa è riprodotta nella Storia di Brescia, con tal significato simbolico (60). Tale lunetta però rappresenta due figure, maschile a sinistra, femminile a destra, imprecise e rigide, purtuttavia nettamente distinguibili sia per il profilo del volto, che per la forma del seno; queste figure quasi a mezzo tondo, sono tecnicamente dei “tenenti” che reggono lo stemma, e sembrerebbe comunque forzato attribuirle, in prima istanza, ad una rappresentazione allegorica, tanto più che una simile disposizione si trova appunto, tradizionalmente, nei monumenti coniugali effettivi. Tali tenenti reggono uno scudo a targa, raffigurante un leone rampante al naturale (il leone è ben raffigurato in dettaglio, senza accenni a stilizzazione), in campo argento (il campo è liscio); esso tiene a sua volta fra le zampe uno scudo tondo, scudo in cui campeggia un'aquila monocapite ad ali dispiegate; trattandosi di una scultura, certamente, la lettura degli smalti può essere non significativa. Orbene, in tali simboli si è voluto vedere lo stemma del Comune di Brescia, che regge fra gli artigli quello del Malatesta. Niente di più errato, però.
In primo luogo l'aquila non fu mai stemma dei Malatesta, bensì, a Brescia, è lo stemma dei Martinengo. L'errore è da attribuire ad una macroscopica svista di monsignor Guerrini (61) (ma non solo sua) (62), rara per lui; egli fu ripetuto forse sulla fiducia, per la sua nota competenza di araldista e vasta cultura di storico; certo il Guerrini [...].
___________
(62) Incredibilmente il Guerrini confuse quest'aquila ad una sola testa, l'Aquilone dei Martinengo, con l'aquila bicipite dell'Impero, proprio sulla “Rivista del Collegio Araldico” del 1928, e nessuno di tal Collegio vi badò. Possiamo parlare di svista veramente “collegiale”.
L'autore quindi propende per l'ipotesi Martinengo. E parrebbe che lo stesso monsignor Guerrini abbia riconosciuto nello scudo tondo sia i Malatesta che l'aquila bicipite dell'Impero. Forse lei avrà la possibilità di reperire questo volume in biblioteca.

Sarebbe interessante poter visionare anche l'articolo citato sulla "Rivista del Collegio Araldico" del 1928.
A Brescia anche i Bargnani/da Bargnano/da Barignano innalzarono uno stemma simile:
d'argento (alias d'oro) all'aquila di nero coronata. Antonia di Giacomino o Comino da Barignano fu amante di Pandolfo III e madre di due dei suoi figli, Sigismondo Pandolfo e Domenico Malatesta (Novello). Chissà.

un saluto

Luca