da Antonio Pompili » martedì 11 gennaio 2011, 11:32
Capisco quello che vuoi dire caro Alessio.
E trovo che abbia una sua ragionevolezza. Anzi in passato l'avrei condiviso quasi totalmente.
Ma a parte la secolare e fruttuosa interazione tra araldica ecclesiastica ed araldica civica di cui ci ha ricordato Franz Joseph (qui mi permetto in aggiunta solo di ricordare, in termini più espliciti, che i primi stemmi usati dai vescovi di Langres e di Beauvais nella prima metà del XIII secolo erano stemmi territoriali...) c'è da dire anche altro in difesa dell'uso di cui sopra.
Infatti, anche a livello ecclesiologico, per quanto un vescovo sia vescovo nella Chiesa universale e faccia parte del collegio episcopale in comunione col Papa, Vescovo di Roma, egli rappresenta la sua Chiesa particolare e in questa esercita concretamente il suo ministero nel governo pastorale del popolo di Dio.
Così si esprime Lumen Gentium 23 in proposito:
Perciò i singoli vescovi rappresentano la propria Chiesa, e tutti insieme col Papa rappresentano la Chiesa universale in un vincolo di pace, di amore e di unità. I singoli vescovi, che sono preposti a Chiese particolari, esercitano il loro pastorale governo sopra la porzione del popolo di Dio che è stata loro affidata, non sopra le altre Chiese né sopra la Chiesa universale. Ma in quanto membri del collegio episcopale e legittimi successori degli apostoli, per istituzione e precetto di Cristo sono tenuti ad avere per tutta la Chiesa [69] una sollecitudine che, sebbene non sia esercitata con atti di giurisdizione, contribuisce sommamente al bene della Chiesa universale.
Niente di male dunque, anche da un punto di vista dottrinale, se un vescovo diocesano inserisce nel proprio stemma un riferimento più o meno esplicito al territorio in cui vive ed esercita il suo ministero.
C'è da dire che anche dal punto di vista grafico-artistico soluzioni simili possono portare ad eccellenti risulati.
Certo, discorso diverso potrebbe esser fatto per l'arma pontificia... Lì sì parliamo dello stemma del pastore della Chiesa universale (anche se l'universalità del ministero petrino deriva dall'essere Vescovo di una Chiesa particolare, quella di Roma). E ogni riferimento a città, diocesi o ordini religiosi sa di eccesso. Ma trovo che in ultima analisi ciascuno abbia il diritto di porre nel suo stemma le figure che preferisce se sente che quelle figure sono davvero espressive del suo nome, della sua persona e, nel caso di un ecclesiastico, del suo ministero. Se questa libertà è concessa a qualunque "civile" che non avendo un proprio stemma decide di dotarsene creandone uno ex-novo, non vedo perchè non debba averla il Romano Pontefice che di uno stemma faceva uso già prima della sua elezione.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)