Lo stemma definitivo di S.S. Benedetto XVI

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Lo stemma definitivo di S.S. Benedetto XVI

Messaggioda pierfe » giovedì 28 aprile 2005, 9:40

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Su L'Osservatore Romano di oggi 28 aprile 2005 compare un interessante articolo "Lo Stemma di Papa Benedetto XVI" scritto dall'autore dello stemma S.E. Rev.ma Mons. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo che descrive il blasone nel seguente modo:
"lo scudo dello stemma papale può quindi essere descritto (blasonato) secondo il linguaggio araldico nel seguente modo:
Di rosso, cappato di oro, alla conchiglia dello stesso; la cappa destra, alla testa di moro al naturale, coronata e collarinata di rosso; la cappa sinistra, all'orso al naturale, lampassato e caricato di un fardello di rosso, cinghiato di nero."

Come abbiamo già discusso in un precedente topic rileviamo che lo stemma non ha più la tiara pontificia e la scelta è così giustificata: "Il Santo Padre ha deciso di non mettere più la tiara nel suo stemma ufficiale personale, ma di porre solo una semplice mitra che non è quindi sormontata da una piccola sfera e da una croce come lo era la tiara. La mitra pontificia raffigurata nel suo stemma, a ricordo della simbologia della tiara, è d'argento e porta tre fasce d'oro (i tre suddetti poteri di Ordine, Giurisdizione e Magistero), collegati verticalmente fra di loro al centro per indicare la loro unità nella stessa persona."

E' introdotta come sappiamo la figura del "Pallio".

Come vedete è un bellissimo stemma ricco di grandi contenuti e che porterà la Chiesa al dialogo con le altre Chiese fuori dalla nostra comunione.

E' un grande Papa!
Pier Felice degli Uberti

Ecco lo stemma di S.S. Benedetto XVI nella bellissima realizzazione a colori e in bianco e nero di Maria Cristina Sintoni, iagi

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Sotto il testo completo dell'articolo

L’OSSERVATORE ROMANO - Giovedì 28 Aprile 2005

Lo Stemma di Papa Benedetto XVI

ANDREA CORDERO LANZA DI MONTEZEMOLO



Fin dai tempi medioevali, gli stemmi sono diventati di uso comune per i guerrieri e per la nobiltà, e si è quindi venuto sviluppando un ben articolato linguaggio che regola e descrive l’araldica civile. Parallelamente, anche per il clero si è formata un’araldica ecclesiastica. Essa segue le regole di quella civile per la composizione e la definizione dello scudo, ma vi pone intorno simboli ed insegne di carattere ecclesiastico e religioso, secondo i gradi dell’Ordine sacro, della giurisdizione e della dignità. È tradizione, da almeno otto secoli, che anche i Papi abbiano un proprio stemma personale, oltre a simbolismi propri della Sede Apostolica. Particolarmente nel Rinascimento e nei secoli successivi, era uso decorare con lo stemma del Sommo Pontefice felicemente regnante tutte le principali opere da lui eseguite. Stemmi papali appaiono infatti in opere di architettura, in pubblicazioni, in decreti e documenti di carattere vario.
Spesso i Papi adottavano lo scudo della propria famiglia, se esso esisteva, oppure componevano uno scudo con simbolismi che indicavano una propria idealità di vita, o un riferimento a fatti o esperienze passate, oppure ad elementi connessi con un proprio programma di pontificato. Talvolta apportavano qualche variante allo scudo che avevano adottato da Vescovi. Anche il Cardinale Giuseppe Ratzinger, eletto Papa ed assumendo il nome di Benedetto XVI, ha scelto uno stemma ricco di simbolismi e di significati, per affidare alla storia la sua personalità ed il suo Pontificato.
Uno stemma, come si sa, si compone di uno scudo, che porta alcuni simboli significativi, ed è circondato da elementi, che indicano la dignità, il grado, il titolo, la giurisdizione, ecc. Lo scudo adottato dal Papa Benedetto XVI ha una composizione molto semplice: esso è del tipo a calice, che è la forma maggiormente usata nell’araldica ecclesiastica (un’altra forma è quella a testa di cavallo, come adottò Paolo VI). All’interno, variando la composizione nei rispetti del suo scudo cardinalizio, lo scudo di Papa Benedetto XVI è diventato: di rosso, cappato di oro. Il campo principale, infatti, che è di rosso, porta due campiture laterali negli angoli superiori a modo di «cappa», che sono di oro. La «cappa» è un simbolo di religione. Essa indica una idealità ispirata alla spiritualità monastica, e più tipicamente a quella benedettina. Vari Ordini o Congregazioni religiose hanno adottato la forma «cappata» nel loro stemma, come ad esempio i Carmelitani, ed i Domenicani, anche se questi ultimi lo portavano solo in una simbologia più primitiva della loro attuale. Benedetto XIII, Pietro Francesco Orsini (1724-1730), dell’Ordine dei Predicatori, adottò il «capo domenicano», che è di bianco cappato di nero.
Lo scudo di Papa Benedetto XVI contiene dei simbolismi che egli già aveva introdotto nel suo stemma come Arcivescovo di Munchen und Freising (Monaco e Frisinga), e poi come Cardinale. Essi però nella nuova composizione sono ora ordinati in un modo diverso. Il campo principale dello stemma è quello centrale, che è di rosso. Nel punto più nobile dello scudo, vi è una grande conchiglia di oro, la quale ha una triplice simbologia. Essa dapprima ha un significato teologico: vuole ricordare la leggenda attribuita a sant’Agostino, il quale incontrando un giovinetto sulla spiaggia, che con una conchiglia cercava di mettere tutta l’acqua del mare in una buca di sabbia, gli chiese cosa facesse. Quello gli spiegò il suo vano tentativo, ed Agostillo capì il riferimento al suo inutile sforzo di tentare di far entrare l’infinità di Dio nella limitata mente umana. La leggenda ha un evidente simbolismo spirituale, per invitare a conoscere Dio, seppure nell’umiltà delle inadeguate capacità umane, attingendo alla inesauribilità dell’insegnamento teologico. La conchiglia, inoltre è da secoli usata per rappresentare il pellegrino: simbolismo che Benedetto XVI vuole mantenere vivo, calcando le orme di Giovanni Paolo II, grande pellegrino in ogni parte del mondo. La casula da Lui usata nella solenne liturgia dell’inizio del suo Pontificato, domenica 24 aprile, portava con evidenza il disegno di una grande conchiglia. Essa è anche il simbolo presente nello stemma dell’antico Monastero di Schotten, presso Regensburg (Ratisbona) in Baviera, cui Joseph Ratzinger si sente spiritualmente molto legato.
Nella parte dello scudo denominata «cappa», vi sono anche due simboli venuti dalla tradizione della Baviera, che Joseph Ratzinger divenuto nel 1977 Arcivescovo di Monaco e Frisinga aveva introdotto nel suo stemma arcivescovile. Nel cantone destro dello scudo (a sinistra di chi guarda) vi è una testa di moro al naturale (ovvero di colore bruno), con labbra, corona e collare di rosso. È l’antico simbolo della Diocesi di Frisinga, nata nell’VIII secolo, diventata Arcidiocesi Metropolitana col nome di Monaco e Frisinga nel 1818, dopo il Concordato tra Pio VII ed il Re Massimiliano Giuseppe di Baviera (5 giugno 1817). La testa di Moro non è rara nell’araldica europea. Essa appare tutt’oggi in molti stemmi della Sardegna e della Corsica, oltre a vari blasoni di famiglie nobili. Anche nello stemma del Papa Pio VII, Barnaba Gregorio Chiaramonti (1800-1823), apparivano tre teste di Moro. Ma il Moro nell’araldica italica in generale porta intorno alla testa una banda bianca, che indica lo schiavo reso libero, e non è coronato, mentre 10 è nell’araldica germanica. Nella tradizione bavarese la testa di moro appare infatti molto spesso, ed è denominata caput ethiopicum, o moro di Frisinga.
Nel cantone sinistro della cappa, compare un orso, di colore bruno (al naturale), che porta un fardello sul dorso. Un’antica tradizione racconta come il primo Vescovo di Frisinga, san Corbiniano (nato verso il 680 in Chartres, Francia, morto 1’8 settembre 730), messosi in viaggio per recarsi a Roma a cavallo, mentre attraversava una foresta fu assalito da un orso, che gli sbranò il cavallo. Egli però riuscì non solo ad ammansire l’orso, ma a caricarlo dei suoi bagagli facendosi accompagnare da lui fino a Roma. Per cui l’orso è rappresentato con un fardello sul dorso. La facile interpretazione della simbologia vuol vedere nell’orso addomesticato dalla grazia di Dio lo stesso Vescovo di Frisinga, e suole vedere nel fardello il peso dell’episcopato da lui portato.
Lo scudo dello stemma papale può quindi essere descritto (“blasonato”) secondo il linguaggio araldico nel seguente modo: “Di rosso, cappato di oro, alla conchiglia dello stesso; la cappa destra, alla testa di moro al naturale, coronata e collarinata di rosso; la cappa sinistra, all’orso al naturale, lampassato e caricato di un fardello di rosso, cinghiato di nero”.
Lo scudo reca al suo interno - come I abbiamo descritto - le simbologie legate alla persona che se ne fregia, alle sue idealità, alle sue tradizioni, ai suoi programmi di vita ed ai principi che lo ispirano e lo guidano. I vari simboli del grado, della dignità e della giurisdizione dell’individuo appaiono invece all’intorno dello scudo. E’ tradizione, da tempo immemorabile, che il Sommo Pontefice porti nel suo stemma, intorno allo scudo, le due chiavi “decussate” (ovvero incrociate in croce di s. Andrea), una d’oro e una d’argento: da vari autori interpretate come i simboli del potere spirituale e del potere temporale. Esse appaiono dietro allo scudo, o al di sopra di esso, affermandosi con una certa evidenza. Il Vangelo di Matteo narra che Cristo ha detto a Pietro «A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (cap. 16, v.19). Le chiavi sono quindi il tipico simbolo del potere dato da Cristo a San Pietro ed ai suoi successori. Pertanto, esse giustamente appaiono in ogni stemma papale.
Nell’araldica civile vi è sempre al di sopra dello scudo un copricapo, in generale una corona. Anche nell’araldica ecclesiastica appare normalmente un copricapo, evidentemente di tipo ecclesiastico. Nel caso del Sommo Pontefice fin dai tempi antichi appare una «tiara». Essa era all’inizio un tipo di «tocco» chiuso. Nel 1130 fu accompagnato da una corona, simbolo di sovranità sugli Stati della Chiesa. Bonifacio VIII, nel 1301, aggiunse una seconda corona, al tempo del confronto col Re di Francia, Filippo il Bello, per significare la sua autorità spirituale al di sopra di quella civile. Fu Benedetto XII, nel 1342 ad aggiungere una terza corona per simbolizzare 1’autorità morale del Papa su tutti i monarchi civili, e riaffermare il possesso di Avignone. Col tempo, perdendo i suoi significati di carattere temporale, la tiara d’argento con le tre corone d’oro è rimasta a rappresentare i tre poteri del Sommo Pontefice: di Ordine sacro, di Giurisdizione e di Magistero. Negli ultimi secoli, i Papi usarono la tiara nei pontificali solenni, ed in particolare nel giorno della «incoronazione», all’inizio del loro pontificato. Paolo VI usò per tale funzione una preziosa tiara regalatagli dalla diocesi di Milano, come già questa, aveva fatto per Pio XI, ma poi la destinò ad opere di beneficenza ed iniziò l’uso corrente di una semplice «mitra» (o «mitria»), pur talvolta impreziosita da decorazioni o gemme. Egli però lasciò la «tiara» insieme con le chiavi decussate come simbolo della Sede Apostolica.
Oggi, giustamente, la cerimonia con cui il Sommo Pontefice inaugura solennemente il suo Pontificato non si chiama più «incoronazione», come si diceva in passato. La piena giurisdizione del Papa, infatti, inizia dal momento della sua accettazione dell’elezione fatta dai Cardinali in Conclave e non da una incoronazione, come per monarchi civili. Per cui tale cerimonia si denomina semplicemente come solenne inizio del suo Ministero Petrino, come è avvenuto per Benedetto XVI, il 24 aprile corrente.
Il Santo Padre Benedetto XVI ha deciso di non mettere più la tiara nel suo stemma ufficiale personale, ma di porre solo una semplice mitra, che non è quindi sormontata da una piccola sfera e da una croce come lo era la tiara. La mitra pontificia raffigurata nel suo stemma, a ricordo delle simbologie della tiara, è di argento e porta tre fasce d’oro (i tre suddetti poteri di Ordine, Giurisdizione e Magistero), collegati verticalmente fra di loro al centro per indicare la loro unità nella stessa persona.Un simbolo del tutto nuovo nello stemma del Papa Benedetto XVI è invece la presenza del «pallio». Non è tradizione, almeno recente, che i Sommi Pontefici lo rappresentino nel loro stemma. Tuttavia, il pallio è la tipica insegna liturgica del Sommo Pontefice, e compare molto spesso in antiche raffigurazioni papali. Indica l’incarico di essere il pastore del gregge a Lui affidato da Cristo. Nei primi secoli i Papi usavano una vera pelle di agnello poggiata sulla spalla. Poi entrò nell’uso un nastro di lana bianca, intessuto con pura lana di agnelli allevati per tale scopo. Il nastro portava alcune croci, che nei primi secoli erano in nero, oppure talvolta in rosso. Già nel IV secolo il pallio era una insegna liturgica propria e tipica del Papa. Il conferimento del pallio da parte del Papa agli arcivescovi metropoliti iniziò nel VI secolo. L’obbligo da parte di questi di postulare il pallio dopo la loro nomina è attestato fin dal IX secolo. Nella famosa lunga serie iconografica dei medaglioni che nella Basilica di San Paolo riportano l’effigie di tutti i Papi della storia (benché particolarmente i più antichi siano di fattezze idealizzate) moltissimi Sommi Pontefici sono raffiguraci con il pallio, particolarmente tutti quelli fra il V ed il XIV secolo. Il pallio è quindi il simbolo non solo della giurisdizione papale, ma anche il segno esplicito e fraterno del compartire questa giurisdizione con gli Arcivescovi metropoliti, e mediante questi con i Vescovi loro suffraganei. Esso quindi è segno visibile della collegialità e della sussidiarietà. Anche vari Patriarchi Orientali usano una forma antichissima, molto simile al pallio, detta omophorion.
Nell’araldica in generale, sia civile, sia ecclesiastica (particolarmente nei gradi inferiori) è uso mettere al di sotto dello scudo un nastro, o cartiglio, che reca un motto, o divisa. Esso riporta in una sola o in poche parole una idealità; o un programma di vita. Il Cardinale Giuseppe Ratzinger aveva nel sud stemma arcivescovile e cardinalizio il motto: «Cooperatores Veritatis». Esso rimane come sua aspirazione e programma personale, ma non compare nello stemma papale, secondo la comune tradizione degli stemmi dei Sommi Pontefici negli ultimi secoli. Tutti ricordiamo come Giovanni Paolo II citasse spesso il motto «Totus Tuus», sebbene non figurasse nel suo stemma papale. La mancanza di un motto nello stemma del Papa non vuol dire mancanza di programma, ma significa invece apertura senza esclusione a tutte le idealità che derivino dalla fede, dalla speranza e dalla carità.
Ultima modifica di pierfe il martedì 3 gennaio 2006, 22:04, modificato 11 volte in totale.
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Re: Lo stemma definitivo di S.S. Benedetto XVI

Messaggioda Emanuele Pigni » giovedì 28 aprile 2005, 9:50

pierfe ha scritto:... la cappa destra, alla testa di moro al naturale, coronata e collarinata di rosso...


Direi: coronata all'antica.

Con i miei più cordiali saluti.

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Messaggioda antonio_conti » giovedì 28 aprile 2005, 10:29

Intervengo dopo aver postato l'ultimo messaggio nel topic-sondaggio, qualche minuto fa... Fumata bianca araldica, dunque!

Mi sia permesso citarmi :oops: dal topic-sondaggio:
"Che il disegno “stilizzato” mostri una mitra vescovile con una certa decorazione, oppure una tiara con tre diademi (circulus) privi di perle e fioroni, uniti da una striscia verticale (titulus), saranno i prossimi disegni dell’arma papale a chiarirlo, per ora resta il dubbio.
Se ciò che timbra lo scudo di Benedetto XVI è una mitra, e non una tiara, appare ancor più logica la presenza del pallio, per le ragioni già ampiamente riportate
."

La spiegazione della "decorazione della mitra" va nel senso che io avevo in qualche modo ipotizzato e mi sembra molto interessante.

Forte la presenza di Frisinga e della sua diocesi (http://www.ngw.nl/int/dld/f/freising.htm e http://www.ngw.nl/int/dld/kreis/freising.htm), con le motivazioni ampiamente spiegate, sparisce definitivamente il troncato ondato dall'uno all'altro e gli smalti dell'arma con la conchiglia, completamente sostituiti.

Disegnata così la corona sembra all'antica, come sottolineato da Pigni, mentre non è precisata la posizione dell'orso (passante in banda?)

Direi che il mio giudizio conclusivo è:
bello lo stemma, clamorosa (ma bella) la scelta della mitra e del pallio (conseguente alla presenza della mitra);
piuttosto brutto lo stile del disegno araldico... ma si sa... questo potrà essere diversamente interpretato da valentissimi disegnatori di araldica.
Temo che sul sigillo e in altri supporti ufficiali sia stato (o verrà) riprodotto lo stemma disegnato come sopra... peccato :( .

Cordialità

Antonio Conti

PS
Perché nella versione italiana del sito del Vaticano siamo ancora in Sede Vacante, mentre nelle versioni delle altre lingue da molti giorni, ormai, la versione è stata aggiornata con il nuovo pontefice?
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 28 aprile 2005, 17:31

I disegni della consocia sono molto belli e ben fatti.

Peccato che la cromia del quarto con la conchiglia agostiniana sia cambiata.

Ma questo è un altro discorso.

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Messaggioda Ardashir » giovedì 28 aprile 2005, 20:19

Gentili amici,


Sistemiamo brevemente lo scudo: credo che, al di là dello stile del disegnatore, esso sia globalmente molto elegante sia per le partizioni sia per gli smalti. Come primo impatto, anzi, mi sembra uno fra gli stemmi pontifici recenti più gradevoli insieme a quello di Sua Santità Paolo VI°.

Passando agli ornamenti, premetto che a mio giudizio c'è solo da inchinarsi a Sua Santità per come ha saputo re-interpretare araldicamente il ruolo del Pontefice Romano.

A dispetto di tutti i tradizionalisti più o meno cripto-lefebvriani che hanno applaudito la sua elezione, Sua Santità sta mostrando chiaramente fin dai primi giorni come la Tradizione della Chiesa non sia fatta di simboli e di contingenze storiche ma di valori e continua testimonianza dell'Evangelo e del Magistero.
Il triregno, pur avendo una grande tradizione (ammetto senza problemi che, a livello puramente estetico, mi dispiace molto il suo abbandono) è legato alla stagione temporale e statuale della Chiesa Universale e poco o nulla ha a che fare con ciò che oggi è il pontificato. E' opportuno notare che triregno e mitra hanno sempre convissuto e che mai il triregno ha avuto importanza superiore alla mitra, dato che affermava un potere di ordine differente.
Per chi afferma la non rimovibilità dei simboli storici, c'è da ricordare la tradizione secondo la quale l'Imperatore Costantino I° avrebbe regalato un cappello conico detto frigium al Pontefice Silvestro I°, che secondo alcuni sarebbe stato nulla di diverso dal berretto frigio, simbolo che penso nessuno vorrebbe su uno stemma pontificio.

Inoltre, ricordiamoci che nell'attuale consuetudine e normativa dell'araldica ecclesiastica cattolica nessun ecclesiastico può fregiarsi della mitra come ornamento del suo stemma, dato che essa è riservata alle armi di alcune abbazie o diocesi. Ciò, in un certo senso, valorizza la mitra conferendo un aspetto unico allo stemma del Romano Pontefice, che sarebbe comunque inconfondibile per le chiavi petrine decussate e il pallio, altra interessante introduzione araldica sul cui valore simbolico Sua Santità si è opportunamente dilungato nell'omelia di domenica scorsa.

S.S. Benedetto XVI° sta dimostrando come la conservazione di ciò che veramente nella Chiesa si può chiamare tradizionale possa comportare l'eliminazione di ciò che è solo apparentemente tradizione, ed invece appartiene a situazioni che, per quanto possano piacere, sono ormai passate. Si sapeva che Sua Santità puntasse ad enfatizzare il ruolo del Pontefice come Patriarca d'Occidente per potenziare e rifondare il dialogo ecumenico.

Che riesca a far emergere questa politica anche a livello araldico dimostra solo una cosa: il grande rispetto per la funzione simbolica dell'araldica, che deve riflettere se possibile situazioni reali e non bloccarsi su interpretazioni ingessate di realtà vive.

Cordiali saluti
Ultima modifica di Ardashir il giovedì 28 aprile 2005, 20:29, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda antonio_conti » giovedì 28 aprile 2005, 20:20

Ho letto l'articolo del prelato che ha disegnato lo stemma di papa Benedetto XVI (il mio intervento riportato sopra, è stato postato prima che Pier Felice aggiungesse il testo dell'articolo e le due immagini con gli smalti).
L'ho trovato molto interessante e ben fatto, consapevole dei cambiamenti rilevanti che modificano una costante prassi araldica (tiara) ha introdotto elementi nuovi (mitra e pallio).
L'autore sottolinea che "Il campo principale dello stemma è quello centrale, che è di rosso. Nel punto più nobile dello scudo, vi è una grande conchiglia di oro, la quale ha una triplice simbologia", è una scelta che io avevo modestamente (e un po' sfacciatamente) caldeggiato, pur immaginando che sarebbe stata lasciata la conchiglia col troncato ondato... Sarebbe stata perfetta anche nello stemma così "riorganizzato"!

Cordialmente

Antonio Conti

PS
Curioso che "la Repubblica" (che ha pubblicato oggi una striminzita immaginetta) e il "Corriere della Sera" (che ha pubblicato un articolo ieri), non abbiano sentito il dovere di scusarsi con i lettori per aver indicato per giorni uno stemma per un'altro come arma di Benedetto XVI.
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Re: Lo stemma definitivo di S.S. Benedetto XVI

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 28 aprile 2005, 21:23

pierfe ha scritto:...(omissis)...Su L'Osservatore Romano di oggi 28 aprile 2005 compare un interessante articolo "Lo Stemma di Papa Benedetto XVI" scritto dall'autore dello stemma S.E. Rev.ma Mons. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo che descrive il blasone nel seguente modo:
"lo scudo dello stemma papale può quindi essere descritto (blasonato) secondo il linguaggio araldico nel seguente modo:
Di rosso, cappato di oro, alla conchiglia dello stesso; la cappa destra, alla testa di moro al naturale, coronata e collarinata di rosso; la cappa sinistra, all'orso al naturale, lampassato e caricato di un fardello di rosso, cinghiato di nero."...(omissis)...


Il vecchio frate si inchina rispettoso, conscio dei propri limiti e della pochezza di sè. Testi blasonici alla mano, osa però tentare per codesto stemma un blasone di pregnanza scientifica: Di rosso, alla conchiglia d'oro, cappato ricurvo dello stesso: nel 1° una testa e collo recisa di moro, vestita, coronata e con un orecchino, il tutto di rosso; nel 2° un orso levato al naturale, caricato d'una soma di rosso, legata di nero.

Chiedo venia dell'ardire.

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Re: Lo stemma definitivo di S.S. Benedetto XVI

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 28 aprile 2005, 21:45

fra' Eusanio da Ocre ha blasonato lo stemma del Papa e ha scritto:...Testi blasonici alla mano, osa però tentare per codesto stemma un blasone di pregnanza scientifica: Di rosso, alla conchiglia d'oro, cappato ricurvo dello stesso: nel 1° una testa e collo recisa di moro, vestita, coronata e con un orecchino, il tutto di rosso; nel 2° un orso levato al naturale, caricato d'una soma di rosso, legata di nero...


Bè caro frate di Ocre .. complimenti .. come al solito preciso e coinciso ... sicuramente ottimo questo tuo tentativo ... purtroppo a pochi importa al giorno d'oggi di una blasonatura corretta.. :roll: :roll: :roll:
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Re: Lo stemma definitivo di S.S. Benedetto XVI

Messaggioda Cottoneum » giovedì 28 aprile 2005, 21:48

Alessio Bruno Bedini ha scritto:... purtroppo a pochi importa al giorno d'oggi di una blasonatura corretta..


Una blasonatura corretta è il primo passo importante nella vita.


(Parafrasando Oscar Wilde, senza entrare nel blasfemo, spero)
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Re: Lo stemma definitivo di S.S. Benedetto XVI

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 28 aprile 2005, 21:52

Emanuele Pigni ha scritto:Direi: coronata all'antica...(omissis)...


Stando al disegno sì, ma nel testo blasonico "ufficiale" si dice coronata e basta...

...quale :shock: prevale?

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 28 aprile 2005, 21:55

Ardashir ha scritto:...(omissis)...Che riesca a far emergere questa politica anche a livello araldico dimostra solo una cosa: il grande rispetto per la funzione simbolica dell'araldica, che deve riflettere se possibile situazioni reali e non bloccarsi su interpretazioni ingessate di realtà vive.
Cordiali saluti


Giuste considerazioni.

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Messaggioda MMT » venerdì 29 aprile 2005, 0:09

Per prima cosa complimenti a Cristina per l'ottimo disegno. Caro Pier Felice credo che dovremo "sfruttare" prima o poi l'abilità grafica della consocia per qualche disegno! :wink:

Volevo poi aggiungere che nel giornale i tratteggi sono carenti: la prima immagine che ha pubblicato Pier Felice è esattamente tratta dall'Osservatore Romano di oggi... ehm ieri (data l'ora!). :? Ovvero: compare solo il rosso, manca il nero e l'oro.
Altra cosa che volevo portare alla vostra attenzione: qui a Roma, a via di Porta Angelica, che è praticamente sotto il Colonnato di S.Pietro e sotto il celebre Passetto, vi sono, ovviamente, moltissimi negozzi di souvenir. Alcune immagini di Benedetto XVI hanno lo stemma di Giovanni Paolo II sotto :!: :!: :!: Questo per sottolineare che la gente, purtropo di araldica non capisce nulla! E immaginerete quanta confusione crea.

Saluti,
Michele.
ps: a me lo stemma di Papa Ratzinger cosìm colorato non dispiace... ornamenti esteriori esclusi.
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Messaggioda antonio_conti » venerdì 29 aprile 2005, 2:45

Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:Per prima cosa complimenti a Cristina per l'ottimo disegno. Caro Pier Felice credo che dovremo "sfruttare" prima o poi l'abilità grafica della consocia per qualche disegno! :wink:

Mi associo senza dubbio anche io :P

Altra cosa che volevo portare alla vostra attenzione: qui a Roma, a via di Porta Angelica, che è praticamente sotto il Colonnato di S.Pietro e sotto il celebre Passetto, vi sono, ovviamente, moltissimi negozzi di souvenir. Alcune immagini di Benedetto XVI hanno lo stemma di Giovanni Paolo II sotto :!: :!: :!: Questo per sottolineare che la gente, purtropo di araldica non capisce nulla! E immaginerete quanta confusione crea.

Già... e noi sono giorni che discutiamo :roll:

Saluti,
Michele.
ps: a me lo stemma di Papa Ratzinger cosìm colorato non dispiace... ornamenti esteriori esclusi.


Concordo, caro Michele :!: ... andranno certamente chiarite le osservazioni di fra' Eusanio sulla blasonatura... si sa... fra' Eusanio è esigente e puntuale... e non ha certo torto :P

In questi giorni, criticando il disegno dello stemma di Benedetto XVI mi sono sentito come quel critico cinematografico che non sarebbe capace di girare un solo film decente, ma nonostante ciò fa il critico... (a ognuno il suo mestiere 8) )
Così nonostante le mie scarse capacità di disegnatore, mi sono permesso di apportare alcune migliorie al disegno dell'Arcivescovo Cordero Lanza di Montezemolo... qualche ritocchino agli ingegni delle chiavi... un orso che non sembri un tapiro...

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Cordialmente

Antonio Conti

PS - non ho capito se la punta del pallio è rossa o nera (dai disegni a tratteggio sopra pubblicati si direbbe nera, nello stemma a colori è rosso, ho scelto questa seconda ipotesi considerato che se è quella sbagiata in un attimo coprirò il rosso col nero :lol:
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araldica pontificia ed araldica napoleonica

Messaggioda Emanuele Pigni » venerdì 29 aprile 2005, 10:08

Ardashir ha scritto:Inoltre, ricordiamoci che nell'attuale consuetudine e normativa dell'araldica ecclesiastica cattolica nessun ecclesiastico può fregiarsi della mitra come ornamento del suo stemma, dato che essa è riservata alle armi di alcune abbazie o diocesi. Ciò, in un certo senso, valorizza la mitra conferendo un aspetto unico allo stemma del Romano Pontefice......


Gentilissimi colleghi,

a costo di scandalizzare qualcuno, vorrei ricordare che la mitra fu introdotta nell'araldica napoleonica italiana (non in quella francese) per cimare lo scudo dei titolati ecclesiastici (Napoleone I, che certi pubblicisti cattolici si ostinano a vituperare come epigono dei giacobini, volle che tutti gli arcivescovi dell'Impero francese e del Regno d'Italia fossero conti di diritto e tutti i vescovi dei detti Stati fossero baroni di diritto). Cito dal mio Armoriale del Regno italico (in corso di stampa):

"Gli scudi dei titolati del Regno, come quelli dei titolati dell’Impero, dovevano essere cimati da tocchi ('berrettoni di forma elettorale') sormontati da piume in numero variabile secondo il titolo, invece che da corone: emblema che Napoleone I, in Francia come in Italia, voleva riservato assolutamente a sé. Qualche innovazione rispetto al modello francese fu però introdotta anche negli ornati esteriori: gli scudi dei conti arcivescovi e dei baroni vescovi dovevano essere cimati da una mitra, invece che dal tocco sormontato da un cappello; le istruzioni 20 giugno 1810 tacciono sull'eventuale concessione del manto anche ai conti senatori oltre che ai duchi".

Art. 31 del regolamento araldico del Regno (istruzioni del Consiglio del sigillo dei titoli 20 giugno 1810): "I Conti Arcivescovi porteranno durante la loro vita in vece del berrettone piumato come sopra una mitra d'oro gemmata, ed i Baroni Vescovi una mitra d'argento trapuntata e bordata d'oro, conservato però per gli uni e per gli altri il numero e lo smalto de' fogliami attribuito al titolo rispettivo".

Un'altra curiosa affinità tra l'araldica napoleonica italiana (non quella francese) e quella pontificia: Napoleone volle che il 1° quarto delle armi del Regno fosse di rosso al gonfalone della Chiesa d'oro caricato delle sacre chiavi (riprendendolo non dalle armi di Parma-Farnese, come afferma erroneamente il trattato di araldica di Bascapè e Del Piazzo, bensì dalle armi della Camera apostolica, a simboleggiare Bologna ex legazione pontificia).

Con i miei più cordiali saluti.

Emanuele Pigni
Il Valor militare le Virtù morali e l'antichità...sono...le doti onde si forma quella che noi appelliam Nobiltà potendo nulladimeno formarla ciascuno a se stesso col possesso& esercizio di Virtù eQualità insigni senza mendicarla da'suoiMaggiori.Muratori
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Messaggioda antonio_conti » venerdì 29 aprile 2005, 14:37

antonio_conti ha scritto:
PS - non ho capito se la punta del pallio è rossa o nera (dai disegni a tratteggio sopra pubblicati si direbbe nera, nello stemma a colori è rosso, ho scelto questa seconda ipotesi considerato che se è quella sbagiata in un attimo coprirò il rosso col nero :lol:


Ho visto una fotografia del papa nella giornata in cui ha ricevuto il pallio... la punta è nera... ho pertanto modificato il disegno postato sopra.

Antonio Conti
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