da Giorgio Aldrighetti » lunedì 26 ottobre 2009, 20:41
Per il leone marciano mi permetto ricordare che è da sfatare la diffusa convinzione che assegna sembianze bellicose al leone marciano che impugna, con la zampa anteriore destra, una spada, posta in palo, con la punta rivolta verso l’alto, con il libro chiuso tra le zampe e con la coda alzata o, meglio, che tale simbolo rappresenti la veneta Repubblica in stato di guerra. Tale credenza non trova riscontro storico-araldico, convenendo invece che la Serenissima non codificò mai ufficialmente i propri emblemi, che vennero rappresentati in modo assai vario, sfuggendo così alle regole araldiche.
Invece, la scritta PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS - che appare nel libro aperto, e non nell’Evangelario come erroneamente riportato in autorevoli testi, poiché tale iscrizione non figura in nessun Vangelo - trova origine in una leggenda che recita che quando Marco ebbe, per incarico di San Pietro, fondato il patriarcato di Aquileia e, una volta compiuta la sua opera apostolica, fu tornato a Roma, una tempesta scoppiata subitaneamente sospinse la sua nave nella laguna di Venezia, facendola incagliare proprio nella sabbia d’una delle solinghe e ancora disabitate isole di Rialto. L’evangelista, felicemente scampato alla furia dei venti, scese a terra e, stanco, si coricò presso la verde riva. E s’addormentò. Gli apparve in sogno un angelo del Signore, che gli disse: Pax tibi, Marce, evangelista meus, hic requiescet corpus tuum.. .- Pace a te Marco, mio evangelista, e sappi che qui un giorno riposerà il tuo corpo. Ti sta davanti un’ancor lunga via, o evangelista di Dio, e molte fatiche dovrai sopportare nel nome di Cristo. Ma dopo la tua morte il popolo credente che abiterà questa terra edificherà in questo luogo una città meravigliosa e si paleserà degno di possedere il tuo corpo. Gli tributerà la più alta venerazione...-.
E quando nell’828, Buono da Malamocco e Rustico da Torcello riuscirono a trafugare il corpo del Santo sepolto ad Alessandria d’Egitto, ormai terra d'infedeli, per riportarlo a Venezia, si ritenne avverata la profezia.
A conferma di ciò, Andrea Dandolo, dopo l’elezione a doge avvenuta nel 1343, compose la Chronica per extensum descripta, fornendoci, con dovizia di particolari, il racconto del trafugamento delle spoglie dell'Evangelista.
Ricordo, infine, chel’insegna araldica del Patriarcato di Venezia è : “d’argento al leone alato di san Marco, al naturale, col libro”, che i patriarchi veneziani la caricano al capo dei loro scudi, come l’attuale cardinale patriarca Angelo Scola, il cui stemma porta la seguente blasonatura:“D’azzurro alla barca all’antica, d’oro, munita di un solo albero centrale cimato dalla crocetta, dello stesso, l’albero unito a quattro sartie d’oro, due e due in sbarra ed in banda, e ornato, sotto la crocetta dalla fiamma desinente in tre code, sventolante in banda, d’argento, la barca con due bandiere all’antica a poppa, d’argento, astate d’oro, la barca sostenuta dal mare di azzurro ondato d’argento e accompagnata nel canton destro del capo dalla stella di otto raggi, d’oro; al capo patriarcale di Venezia: d’argento al leone passante, alato e nimbato, tenente con la zampa anteriore destra il libro aperto recante le parole nella prima facciata, in quattro righe, PAX TIBI MARCE, nella seconda facciata, similmente in quattro righe, EVANGELISTA MEUS, il tutto al naturale, con la scritta in lettere maiuscole romane di nero. Lo scudo, accollato ad una croce astile patriarcale d’oro, trifogliata, posta in palo, è timbrato da un cappello con cordoni e nappe di rosso. Le nappe, in numero di trenta, sono disposte quindici per parte, in cinque ordini di 1, 2, 3, 4, 5. Sotto la scudo, nella lista bifida e svolazzante d’argento, il motto in lettere maiuscole di nero: SUFFICIT GRATIA TUA”; i vescovi originari di Venezia caricano, invece, nei loro stemmi il capo di san Marco: “di rosso al leone marciano passante col libro, il tutto d’oro”, come figura nello stemma episcopale del veneziano mons. Beniamino Pizziol, vescovo ausiliare di Venezia che porta la seguente blasonatura:"D’argento alla stella di otto raggi, di rosso, accompagnata in punta da tre ancore, poste 2, 1, la prima d’azzurro, la seconda di verde, la terza di rosso; al capo di san Marco: di rosso al leone passante, alato e nimbato, movente dalla partizione, tenente con la zampa anteriore destra il libro aperto recante le parole nella prima facciata, in quattro righe, PAX TIBI MARCE, nella seconda facciata, similmente in quattro righe, EVANGELISTA MEUS, il tutto d’oro, con la scritta in lettere maiuscole romane di nero.
Lo scudo, accollato ad una croce astile d’oro, è timbrato da un cappello di verde, con cordoni e nappe dello stesso, in numero di dodici, disposte sei per parte, in tre ordini di 1, 2, 3.
Sotto lo scudo, nella lista bifida e svolazzante d’argento, il motto in lettere maiuscole di nero: “DEUS CARITAS EST".
Giorgio